Porto Cesareo

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Porto Cesareo

B&B Stella Marina
8 Febbraio 2021
Geografia fisica
Territorio


Il  territorio comunale, situato nella parte nord-occidentale della pianura  salentina, si estende su una superficie di 34,66 km² e confina a nord  con i comuni tarantini di Manduria e Avetrana, a est e a sud con il  comune di Nardò, a ovest con il mare Ionio. Ricade nella cosiddetta  Terra d'Arneo, un'area che prende il nome da un antico casale e  comprende diversi comuni accomunati da una medesima caratterizzazione  paesaggistica.

Il profilo orografico è  pressoché uniforme, con un'altitudine che non supera i 57 m s.l.m. e la  casa comunale posta a 3 m s.l.m.[3]. Il lungo litorale, prevalentemente  sabbioso, conserva dune costiere, zone umide, scogli e isolotti. Tra  questi rivestono particolare importanza l'Isola Grande (o Isola dei  Conigli) ricoperta da pini d'Aleppo e di acacie, e l'Isola della Malva. I  fondali, particolarmente ricchi, ospitano nelle zone sabbiose la  cosiddetta prateria sommersa di Posidonia oceanica, che garantisce  ossigeno, rifugio e nutrimento a numerosi organismi marini, e nelle aree  rocciose il coralligeno multicolore. La fauna marina è costituita da  crostacei, molluschi, pesci e tartarughe. Lo straordinario interesse  biologico del posidonieto ha contribuito all'istituzione dell'Area  naturale marina protetta di Porto Cesareo nel 1997.

Clima


Il  clima è mediterraneo, con estati calde, umide e siccitose, e con  inverni freschi e ventilati. Le precipitazioni si concentrano  prevalentemente in autunno e in inverno.

Storia
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Storia del Salento e Storia della Puglia.

Ai  tempi dei romani si chiamava Portus Sasinae (periodo di cui sono stati  ritrovati dei reperti tra cui sette colonne monolitiche di marmo  cipollino immerse nel mare), quando era un importante scalo portuale per  il commercio dei prodotti agricoli delle ricche zone interne. In realtà  il luogo era già abitato in epoca preistorica (villaggio in località  "Scalo di Furnu") e successivamente nell'Età del Bronzo da marinai di  provenienza greca (ritrovamenti in località "Scalo di Furno" di vari  cimeli, tra cui statuette votive, e di un'area dedicata al culto della  dea Thana).
Torre Chianca vista dallo Scalo di Furno

Cadde  nell'abbandono a causa delle scorrerie dei pirati e dell'impaludamento  della zona fino all'arrivo, intorno all'anno Mille, di alcuni monaci  basiliani che vi costruirono un'abbazia che utilizzarono sino al XV  secolo, periodo in cui la località passò di proprietà dagli Orsini del  Balzo, principi di Taranto, agli Acquaviva, duchi di Nardò, e si  sviluppò come porto per il commercio, soprattutto di olio e grano, con  la Sicilia e in seguito anche con le Repubbliche marinare. Fu anche in  quel periodo che iniziò la costruzione, a difesa dai nemici provenienti  dal mare, dell'importante "Torre Cesarea" e di tutte le altre torri  costiere di cui è ancora ricca la fascia costiera ionica salentina. Dopo  un nuovo periodo di decadenza, intorno al XVIII secolo tornò a  ripopolarsi ma solo stagionalmente e non stanzialmente grazie  all'attività di una tonnara che attirò varie famiglie di pescatori,  soprattutto tarantine; queste occuparono la penisoletta dell'attuale  comune, allora possedimento dell'agiata famiglia Muci di Nardò. I Muci  acquistarono e detennero il feudo sino agli inizi del XIX secolo, anche  dopo l'abolizione ufficiale del principio feudale. Il primo nucleo  stanziale si ebbe solo a metà '800. Successivamente il frazionamento e  la vendita dei terreni a queste famiglie di pescatori, qualche decennio  prima della fine del XIX secolo, permise lo sviluppo del primo impianto  urbano. Il centro continuò così a svilupparsi e quando, alla fine del  XIX secolo la popolazione venne a contare qualche centinaio di persone,  vi si costruì nel 1880 la chiesa intitolata alla Madonna del Perpetuo  Soccorso su iniziativa del vescovo di Nardò, mons. Michele Mautone;  egli, durante la visita pastorale, ritenne inadeguata alle esigenze  dell'accresciuta popolazione la cappella che vi è accanto, fondata dai  Basiliani e costruita fra il 1639 e 1640, intitolata a Santa Cesarea.


Durante  il periodo fascista, grazie alla bonifica dell'Arneo, il centro crebbe  di importanza non solo come porto peschereccio ma anche come località  turistico-balneare.
La spiaggia di Punta Prosciutto

Nel  1975, grazie alla volontà dei residenti che chiedevano da tempo  l'autonomia dal comune di Nardò, Porto Cesareo divenne a sua volta  comune a tutti gli effetti. Oggi quest'ultimo è ormai una rinomata  località di bagni grazie ai suoi 17 km di spiaggia dorata e scogliera  bassa con acqua molto limpida fronteggiati da un arcipelago di isolotti  ricchi di vegetazione e di fauna che conta specie molto rare. Dal 1997  il Comune è sede di una delle 20 aree marine protette d'Italia per la  presenza di una ricchissima e diversificata comunità marina di elevato  valore biologico; con i suoi 16.654 ettari è la terza per estensione in  Italia. L'area si estende fino a 7 miglia dalla costa, tra Punta  Prosciutto a nord e Torre dell'Inserraglio a sud. Nel 2006 fu istituita  anche la riserva naturale regionale "Palude del Conte e Duna Costiera"  di circa 900 ettari, un'area caratterizzata da una vasta depressione  retro-dunale con ricca e diversificata vegetazione igrofila e alofila.  Importanti sono anche la Stazione di Biologia Marina e il Museo  Talassografico che contiene una raccolta malacologica, un erbario e rare  specie ittiche.

Nel 2002 Porto Cesareo è  balzato agli onori della cronaca per una notizia molto curiosa che ebbe  molta eco e fu imitata successivamente anche in altre parti d'Italia:  l'intitolazione di una statua alla show girl Manuela Arcuri. In realtà,  la statua intende simboleggiare la moglie del pescatore che attende il  ritorno del marito dal mare. Madrina dell'inaugurazione fu la stessa  Arcuri, come deciso, e attestato anche dai verbali dei consigli comunali  del 2002. Nacque però l'equivoco, voluto ad arte a scopo di marketing  pubblicitario richiamare il turismo di massa, che la statua  rappresentasse proprio la stessa diva. L'opera fu realizzata da uno  scultore salentino, che comunque riprodusse volto e le fattezze della  Arcuri. Rimossa nel 2010 per insistenza delle donne del luogo, la statua  richiamava molti curiosi che, in vacanza nella zona, venivano a  visitarla, ed è stata oggetto di diversi atti vandalici (a marzo 2008,  ad esempio, risultava priva del naso). L'8 luglio del 2011 la nuova  lista civica comunale ha ricollocato il "monumento al pescatore", nella  sua precedente postazione nelle vicinanze della Torre. La ricollocazione  è avvenuta alla presenza dell'attrice.

Va  sottolineata la forte instabilità politica che ha portato in soli 34  anni[quali?] di municipalità ad avere 10 sindaci tutti diversi (con le  amministrazioni susseguentisi in modo sempre contrapposto alle  precedenti), numerosissimi assessori e consiglieri e persino alla  presenza di tre commissari prefettizi.

Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture religiose
Chiesa
Chiesa della Madonna del Perpetuo Soccorso
La  Chiesa della Madonna del Perpetuo Soccorso venne eretta nel 1880 su  indicazione del vescovo di Nardò Michele Mautone. Sorge accanto alla  piccola cappella del 1639, dedicata a Santa Cesarea Vergine, ormai  troppo piccola per la popolazione cesarina e successivamente utilizzata  come canonica. La nuova chiesa presenta una semplice facciata  neoclassica inquadrata da due paraste doriche e da un timpano  triangolare. L'interno, dalle linee architettoniche essenziali, è a una  sola navata rettangolare con volta a stella. Lateralmente si aprono due  nicchie ospitanti le statue in cartapesta di Santa Cesarea e della  Madonna del Perpetuo Soccorso. Dal volumetto "Storia delle Chiese in  Porto Cesareo", edito nel 2009 dalla Biblioteca comunale e curato da  Antonio Alberti, si evince che, il 14 ottobre 1952, il parroco Marzio  Strafella Lorenzo prese possesso della nuova sede di culto con fronte  sulla piazzetta che, in seguito prese il suo nome, ma conservò  l'intitolazione della chiesetta antica. Il nuovo edificio di culto fu  benedetto da Mons.Corrado Ursi, vescovo di Nardò, il giorno 30 marzo  1958. Il nuovo parroco dovette andare ad abitare in case d'affitto non  essendo disponibile, nel nuovo edificio, alcun locale adatto. La nuova  chiesa parrocchiale fu prolungata a tutte spese del Parroco ed  inaugurata dal vescovo Antonio Rosario Mennonna nel mese di ottobre  dell'anno 1966.

Architetture civili
Masserie

   Masseria Belvedere, XVI secolo
   Masseria Colarizzo
   Masseria Colmonese
   Masseria La Fisichella
   Masseria Serra degli Angeli
   Masseria Salmenta

Architetture militari
Torri costiere

Lungo  la costa sono presenti quattro torri d'avvistamento costruite nel XVI  secolo per proteggere la penisola salentina dalle invasioni nemiche:  Torre Cesarea, Torre Lapillo, Torre Chianca e Torre Castiglione; di  quest'ultima restano solo alcuni ruderi in quanto fu abbattuta durante  la Seconda guerra mondiale.

   Torre Cesarea

Torre  Cesarea è una torre di avvistamento situata nella parte meridionale  dell'abitato. Essa è la più grande in assoluto per le sue dimensioni e  fu costruita apposta come sede di Sopraguardia a capo della Comarca di  Cesarea, perciò è detta anche "Torre Capitana", in quanto possedeva  giurisdizione di comando militare su tutte le torri comprese nella  Comarca stessa. Ha una forma quadrangolare; è alta 16 metri ed ha i lati  lunghi 21,50 metri. Le mura di base sono spesse 4 metri, mentre quelle  in cima sono spesse 2,50 metri. La torre, costituita da blocchi tufacei,  presenta varie caditoie ed il coronamento è sostenuto da beccatelli. La  sua costruzione ebbe inizio il 1º maggio 1568 e venne ultimata  nell'aprile del 1570. Successivamente venne abbattuta e ricostruita nel  1622. Comunicava a sud con Torre Squillace, nel comune di Nardò, e a  nord con Torre Chianca.
Attualmente ospita gli uffici della Guardia di Finanza.

   Torre Chianca

La  torre, a pianta quadrata, è priva di scale esterne e presenta una base  scarpata di 15,60 metri e un'altezza di 18 metri. Comunicava a sud con  Torre Cesarea e a nord con Torre Lapillo.
Durante la seconda  guerra mondiale fu dimora di alcuni soldati dell'esercito italiano che  avevano installato una postazione di artiglieria.

   Torre Lapillo

La  torre di avvistamento, conosciuta anche con il nome di Torre di San  Tommaso, presenta una struttura a base quadrata e una scalinata di  accesso con tre archi sottostanti, di cui l'ultimo aggiunto solo in  epoca recente; la scalinata terminava infatti con un ponte levatoio. Ha i  lati di base lunghi 16 metri ed è alta 17 metri. A pian terreno è  presente una cisterna mentre al primo piano si apre un ampio vano. Fu  terminata nel febbraio del 1568. Comunicava a sud con Torre Chianca e a  nord con la distrutta Torre Castiglione.
I locali interni  ospitano un Centro Visite Turistico-Ambientali dove è possibile reperire  materiale informativo sugli itinerari, le tradizioni, i principali siti  architettonici e culturali del territorio, nonché partecipare ad eventi  culturali e manifestazioni enogastronomiche volte a valorizzare i  prodotti del parco.

   Torre Castiglione

   Torre Cesarea

   Torre Chianca

   Torre Lapillo

   Torre Castiglione

Statue

Statua di Manuela Arcuri
Siti archeologici
Scalo di Furno

Scalo  di Furno è una località a nord dell'abitato di Porto Cesareo nella  quale è stato individuato un villaggio risalente all'Età del Bronzo.  Scoperto casualmente nel 1963, venne interessato da una campagna  archeologica a partire dal 1969 durante la quale furono riportati alla  luce numerosi reperti come ceramiche micenee provenienti da Itaca e  Cefalonia, sculture votive e un'area cultuale dedicata alla dea Thana.  Si tratta di un villaggio protostorico a capannicoli, circondato da una  muraglia alta circa 2,5 metri, che fu in seguito frequentato da marinai  di provenienza greca. Sul rinvenimento di un reperto archeologici nel  mare di Cesarea,così scrive Salvatore Muci: Raffaele Colelli col  fratello Francesco e insieme ad Alemanno Euprerio costituirono un  equipaggio di pescatori che in un giorno di ottobre del 1932 rinvenne  nel mare di Porto Cesareo, tra l'isola della Malva e quella della  Chianca, una statua egizia che rappresenta il Dio Thout[5]., perduta  sicuramente in un naufragio di qualche imbarcazione. La leggenda vuole  attribuire la statuetta a Ruth, sciamano e musicista proveniente  dall'Africa vissuto circa 10000 anni fa. La statua oggi è esposta nel  Museo Nazionale della Magna Grecia di Taranto; documenti riguardanti il  ritrovamento della statuetta sono presso l'Archivio del Museo  Archeologico di Taranto. Raffaele Colelli fu Francesco spese lire 24,25  per la spedizione della statuetta a Taranto e il 2 giugno 1934 gli venne  recapitato un vaglia di lire 549,50 a titolo di compenso per il  rinvenimento del reperto archeologico.
Colonne Romane di Torre Chianca

Sul  fondale sabbioso antistante Torre Chianca, sono state rinvenute nel  1960 cinque colonne di marmo cipollino parallelamente affiancate. Si  tratta di colonne monolitiche di 9 metri di lunghezza e del diametro  variabile fra i 70 e i 100 centimetri. Le colonne sono state datate al  II secolo d.C. e sono di epoca romana; la loro presenza nel mare e la  singolare posizione parallela fanno ipotizzare a un naufragio di una  nave.
Aree naturali
Spiagge

La costa di  Porto Cesareo è formata da due riviere. Quella di levante comprende la  spiaggia cittadina del paese e, estendendosi verso est, arriva fino alla  penisola della Strea formando una suggestiva laguna. Il litorale di  ponente è formato da spiagge circolari perlopiù basse e sabbiose  alternate a basse scogliere e sono caratterizzate da un gran numero di  stabilimenti balneari. La prima spiaggia che si incontra verso ovest dal  paese è quella detta di Primo Ponte per via di un ponticello sotto il  quale sfocia un canale utilizzato per la bonifica che termina con lo  sperone roccioso di Scalo di Furno, qui si apre una seconda spiaggia  detta invece delle Dune ed è una delle più suggestive: alte e impervie  dune fanno da cornice a uno dei mari più cristallini, soprattutto quando  soffia il vento di Tramontana. Siamo quindi giunti nei pressi della  Torre Chianca al centro di due piccole baie. Inizia quindi la spiaggia  più grande che, passando per le località di Belvedere, Bacino Grande e  Lago Sereno termina a Torre Lapillo. Oltrepassata questa marina, la  costa diventa rocciosa fino a raggiungere Torre Castiglione, località  poco frequentata e impervia circondata dalle cosiddette "spunnulate",  doline carsiche che raggiungendo la falda danno vita a grotte e  laghetti. Qui una piccola spiaggetta fa da cornice a un campeggio  circondato dalla vegetazione. Si apre quindi la spiaggia di Padula Fede,  così chiamata per via di un bacino di bonifica proprio a ridosso della  spiaggia nei pressi del quale è sorto un maneggio, infatti la spiaggia è  nota ai locali con il nome di "spiaggia dei cavalli". Segue quindi un  mix formato da scogli e da una minuscola spiaggetta e si giunge alla  località di Lido degli Angeli, dove a fare da padrone sono le  lussureggianti dune e subito dopo alla contigua spiaggia di Punta  Prosciutto, una delle più belle di tutta la costa jonica salentina,  caratterizzata da acque tra le più limpide che registrano profondità  insignificanti per moltissimi passi al largo.




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BY FALLI PEROTTI 2021
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